Premio Letterario Viareggio-Rèpaci

Vincitore Edizione 2020

Narrativa

Paolo Di Paolo

"Lontano dagli occhi"

Motivazione della Giuria

Quante storie ci vogliono per fare un uomo? La letteratura e il cinema contemporanei hanno assuefatto lettori e spettatori a romanzi e film “plurimi”, costruiti attorno a una serie di vicende che scorrono in parallelo fino a quando, col procedere del racconto, i diversi fili non si annodano in un unico intreccio, in qualche modo illuminandosi a vicenda. Apparentemente, anche Lontano dagli occhisembrerebbe costruito secondo lo stesso modello. Siamo a Roma, nel 1983, e tre giovani donne incinta, destinate a diventare quella che all’epoca si chiamava una “ragazza madre”, attraversano i mesi più difficili di una gravidanza che inaspettatamente, di punto in bianco, le ha proiettate in un altro tempo della vita. Sono diversissime, socialmente e caratterialmente, eppure si assomigliano nel crescente sgomento per un corpo che cambia giorno dopo giorno e un futuro che appare sempre più incerto. Si riconosceranno l’una nell’altra? Solidarizzeranno? Il lettore non può evitare di domandarselo. In questo romanzo della sua maturità di narratore, Paolo Di Paolo non ha però previsto alcun incontro per i suoi personaggi. Sul più bello una pagina interamente inchiostrata di nero – matrice della vita e della scrittura – impone alla storia una svolta inaspettata e svela una struttura del racconto completamente inedita, che proietta il romanzo su un altro piano e dissolve gli aneddoti e gli affanni delle tre ragazze in una interrogazione verticale. Memoir immaginario, estrema autofiction e derisione di ogni possibile autofictionLontano dagli occhi prende così la forma di un’inchiesta sull’origine e sul destino. Un’inchiesta privatissima che – tanto più per questo – paradossalmente non lascerà nessuno indifferente.

 

Gabriele Pedullà

Poesia

Luciano Cecchinel

"Da sponda a sponda"

Motivazione della Giuria

Nella raccolta Da sponda a sponda di Luciano Cecchinel, definito da Zanzotto “garante e creatore di lingua”, la giuria ha riconosciuto le “tracce” di una ricerca epica già incisa nella “babele di lingue lontane” di precedenti opere, vere e proprie radici che hanno forgiato la sua identità poetica. Autore di molti libri in cui orchestra una tastiera trilingue, Cecchinel continua qui a comporre una sinfonia di voci che risuonano nel vento del tempo, incise negli accenti della parlata veneta di Revine Lago e nei suoni italoamericani d’oltreoceano, là dove riemergono anche sogni di emigrazione. Come in uno specchio in cui si rifrangono baleni di avi, faville di passioni letterarie, musicali, bisbigli di speranze trafitte e sottratte al silenzio, la voce del poeta  registra così l’attimo sempre contemporaneo della memoria,  quello che unisce “due sponde” non solo geografiche. Nel terza parte della raccolta, infatti, il poema in prosa  sundown medley,  Cecchinel diventa il testimone di un eterno dialogo con luoghi, fatti,  autori e personaggi del passato, stagliati nel “miscuglio del tramonto” che continua a illuminare il suo cielo. 

Giovanna Ioli

Saggistica

Giulio Ferroni

"L'Italia di Dante. Viaggio nel paese della "Commedia""

Motivazione della Giuria

Prendendo le mosse da Napoli, dalla tomba di Virgilio, il 14 aprile 2014, e concludendo due anni dopo il suo viaggio a Firenze, all’Uccellatoio, sulla via Bolognese, Giulio Ferroni ha replicato con modalità diversissime, sulle orme di Dante, il più memorabile tra gli itinerarï italiani del secondo Novecento, quel Viaggio in Italia che Guido Piovene ha compiuto per conto della RAI tra il maggio 1953 e l’ottobre 1956 e ha raccontato per iscritto nel 1957 nelle pagine del suo libro capitale.

Della geografia e della toponomastica dantesca Ferroni non ha voluto eludere alcuno snodo, centrale o laterale che fosse, in obbedienza non a un’ossessione erudita governata da una speciale oltranza enciclopedica, ma a una passione per l’Italia (il sintagma è di Mario Tobino) letteralmente lacerata tra la desolata fenomenologia di un orribile presente e l’attenzione, nonostante tutto, viva e instante ai segni incancellabili della storia di una civiltà calpestata e vilipesa.

Il risultato è un colto, non neutrale, anzi agguerrito ‘notiziario’ italiano che inscrive all’ombra di Dante, e delle tracce innumerevoli che alla sua vita e alla sua poesia si collegano, una partecipe, turbata e infine avvincente riflessione intorno all’identità nazionale.  

 

Franco Contorbia

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