A Alberto Albertini il premio opera prima

30/07/2020

La letteratura industriale non è un ossimoro come ama ripetere Alberto Albertini autore del libro La classe avversa, edito da Hacca, e anzi un mondo che continua a riservare sempre nuove sorprese per chi, come lo scrittore bresciano, decide di esordire nel nome di Olivetti e di Ottiero  Ottieri. Una inedita  scrittura che torna ai tempi dell’industria italiana  padronale e artigiana, e scopre le  nuove  realtà internazionali delle multinazionali  quotate in borsa,  scenario che ha  cambiato completamente il volto dell’industria del nostro paese e dei suoi protagonisti. La classe avversa è un sapiente ordito di molte storie il cui anonimo io narrante, unico personaggio senza nome del romanzo, vive  senza risparmio di energia, in una sorta di sperpero, una vita da normale cittadino modello e dall’altra da manager in crisi di identità. Sullo  sfondo una fabbrica che passa dal padrone all’amministratore delegato, la lotta tra generazioni di operai, padroni e manager che si confrontano e si affrontano, e la vita quotidiana stretta tra ordine famigliare e desiderio di evasione. Albertini scrive un romanzo importante  perché ci offre l’occasione per conoscere il mondo dell’industria italiana, la sua trasformazione e la fine di un certo pionierismo della fabbrica novecentesca, mostrandoci quindi un  pezzo di realtà inedito e poco indagato dalla narrativa  contemporanea. Una   scrittura ad alto tasso di letterarieta, ricercatezze linguistiche e distonie praticate tra dialettismi, arcaismi e tecnicismi del mondo della finanza e della metalmeccanica. Un romanzo che si impone sulla scena letteraria come una nuova e potente voce. 

 

Maria Pia Ammirati

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